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EBOOK TREND WEEKLY
n.6
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Introduzione
Loreto, 14 marzo 2011

Qualcuno di voi mi ha chiesto come mai avessi interrotto questa newsletter: no, non l'ho interrotta. Ho saltato però un appuntamento (e me ne scuso), quello di lunedì scorso. Il motivo è semplice: non ce l'ho fatta fisicamente.

Tutta colpa di Ebook Lab Italia 2011 (svoltasi dal 3 al 5 marzo scorso) e forse soprattutto del fatto che è andata molto bene. Sono state tre giornate molto intense, ma anche molto piacevoli, e ricche di materiali che alimenteranno a lungo le riflessioni degli addetti ai lavori. Lo farò anch'io, dedicando questa newsletter a questo o quell'aspetto, e traendo spunto dalle presentazioni e discussioni di Rimini. Entro una settimana nel sito saranno disponibili le slides e le registrazioni integrali di tutti gli interventi, così sarà più facile riferirvisi.

Oggi, intanto, parliamo di self-publishing.
Antonio Tombolini
 
Oh mamma, gli autori si autopubblicano!
Narcissus, Self Publishing Made Serious
Già: c'è sempre più gente che si autopubblica. Aspiranti scrittori, e a volte scrittori professionisti, e a volte perfino scrittori molto affermati. È un dato di fatto.

Fino ad oggi abbiamo tutti trattato con sufficienza e sussiego il fenomeno: Vanity Press, l'abbiamo battezzato, a sottintendere la pochezza velleitaria di aspiranti scrittori rifiutati dai circuiti editoriali tradizionali, che pur di vedersi col proprio nome stampato sulla copertina di un libro erano disponibili a pagare (è il fenomeno tutt'altro che marginale dell'editoria a pagamento) i costi di impaginazione e di stampa, nell'illusione di arrivare sugli scaffali di qualche libreria.

Le cose stanno però velocemente cambiando, e sarebbe il caso di prenderne atto, per farci i conti nella maniera giusta: i software di scrittura e di impaginazione sono sempre più ricchi e facili da usare, alla portata di tutti. Con l'avvento degli ebook i costi di stampa si azzerano, e quelli di distribuzione si abbattono drasticamente: non sono più soltanto gli illusi della vanity press a scrivere libri e a pubblicarsi (elettronicamente) online. La produzione di ebook autopubblicati e messi in circolazione, gratuitamente o a pagamento, aumenta a ritmi vertiginosi, quali solo la rete può consentire. Negli USA Amazon ha dedicato al fenomeno una piattaforma ad hoc, Kindle Direct Publishing, che consente agli autori di mettere in vendita il proprio ebook nel Kindle Store, accanto ai libri pubblicati dagli editori. Allo stesso modo (fatte le debite proporzioni) noi di Simplicissimus abbiamo lanciato Narcissus, una piattaforma di self-publishing, per consentire agli autori italiani di vendere i loro ebook nelle librerie online. Ma forse ancora più interessante, perché apparentemente contraddittorio, il fatto che a promuovere il self-publishing ci sia anche un editore della portata di HarperCollins, con la sua piattaforma Authonomy. Perché lo fa? Non è forse l'autopubblicazione la cosa più pericolosa per un editore, che viene così disintermediato dall'autore?
 
 
Ma che mestiere fa l'editore?
Amanda Hocking
Se l'editore continua a basare la sua essenza sulle competenze di stampa e distribuzione di libri fisici allora sì, il self-publishing (ma anche l'ebook, in generale) sarà il suo peggior nemico. Da questo punto di vista dovremmo però essere tranquilli: tutti gli editori che conosco giurano che per loro no, non è così, e che l'attività editoriale è tutt'altra cosa. Bene, molto bene. Fissiamo così un primo punto fermo: l'editore non può basare il suo futuro, ai tempi della rete, su stampa e distribuzione fisica dei prodotti, due aspetti che sono destinati a ridimensionarsi radicalmente e rapidamente.

Alcuni editori, a parlargli di self-publishing, se ne difendono giocando la carta delle loro competenze di marketing, di promozione, commerciali: nessuno scrittore, sostengono, riuscirebbe ad affermarsi su grande scala senza il know how e gli investimenti di marketing di un vero editore. Il self publishing può andare bene per scrittori già affermati, dicono gli editori, quasi a rimproverare quel po' di scrittori famosi che approfittando della loro notorietà hanno iniziato a pubblicarsi da soli per aumentare i loro guadagni. Di certo un autore sconosciuto, senza il lavoro di un editore, è destinato a rimanere tale. Questi editori sostengono che il lavoro specifico degli editori del futuro consiste nella capacità di promuovere opere e autori.
Ebbene, secondo me non è così. Certo, un editore dovrà continuare a saper fare questo mestiere, ma non è questa la sua essenza: a dimostrarlo ormai c'è - tra gli altri - la faccettina che vedete qui a sinistra, quella di Amanda Hocking, esordiente sconosciuta, che per gli strani meccanismi della rete che neanche lei si sa spiegare, è diventato un fenomeno, per così dire, non-editoriale: il terzo volume della sua trilogia fantastica, Ascend, pubblicato nel Kindle Store a 2,99$, ha venduto oltre centomila copie a gennaio, e più di quattrocentomila a febbraio. E Amanda non è che l'epifenomeno di una trasformazione più vasta: un anno fa, a marzo 2010, nella top-50 degli ebook più venduti su Amazon non c'era neanche un titolo autopubblicato; oggi, a distanza di un anno, ce ne sono ben 18! Tutto questo non per dire che chi si autopubblica è destinato al successo (1 su 10mila ce la fa), ma per dimostrare (e ci sono molti altri casi) che anche scrittori totalmente sconosciuti riescono in rete a farsi strada. Fissiamo così un altro punto fermo: l'editore dovrà mantenere e accrescere le sue competenze in termini di promozione di opere e autori, soprattutto aggiornandosi coi meccanismi della rete; ma neanche su questo può basare il suo futuro, altri (autori, agenzie, soggetti specializzati in comunicazione digitale e di rete) potrebbero spesso fare meglio di lui.

Cosa resta, allora, ad un editore? Qual è davvero l'essenza della sua missione, quel quid che davvero aggiunge valore alla comunità di chi legge e di chi scrive ai tempi della rete?
Facile: la selezione della qualità. Dove qualità non è certo un termine assoluto, ma relativo, relativo ai criteri di qualità di questo e di quell'editore. Ma è questo l'asset su cui l'editore, più che su ogni altra cosa, dovrebbe investire, proprio perché il self-publishing, lungi dal poterne fare a meno, lo richiederà sempre di più: aumenta il numero e la circolazione di opere autoprodotte, e aumenta di conseguenza il rumore, diventano sempre più necessari strumenti di discernimento di ciò che vale da ciò che non vale.
 
 
Self-publishing: fa bene agli autori, fa bene ai lettori, fa bene agli editori
Piotr Kowalczyk
Fa bene ai lettori, perchè avere a disposizione un'offerta culturale la più ampia possibile non può che essere un bene. Fa bene ai lettori perché li avvicina tra loro e li avvicina agli autori, rendendo più facili, e più interessanti, le conversazioni sui libri (parlerò di social reading in una prossima newsletter).

Fa bene agli autori perché consente a tutti di pubblicare il proprio libro, senza barriere di costo o di relazioni. Fa bene agli autori perché consente loro di dialogare direttamente coi propri lettori. Fa bene agli autori perché consente ad alcuni di loro di vivere dignitosamente della propria scrittura.

Fa bene però anche agli editori, per un motivo fondamentale: l'innovazione.
Quale editore potrebbe permettersi di sostenere i costi (e gli inevitabili numerosi insuccessi) della sperimentazione senza limiti di nuove forme di scrittura, tra le quali poter individuare filoni di stile e di prodotto nuovi per il futuro?
Quale editore potrebbe permettersi di imparare da zero i meccanismi della diffusione virale di un prodotto digitale in rete, senza la possibilità di osservare e studiare i fenomeni alla Hocking, guardando a cosa che in rete funziona e cosa no?
Ma soprattutto: quale editore potrebbe trovare un futuro certo, solido e sicuro, ma anche economicamente sostenibile, senza cambiare radicalmente i suoi processi di selezione della qualità, ancora oggi basati sulla lettura dei manoscritti da parte di alcuni pochi esperti?
Il self-publishing fa esplodere questo meccanismo, ormai troppo costoso e inefficiente, e provoca gli editori ad attrezzarsi con strumenti di ranking e di selezione che vanno dal monitoraggio delle comunità di lettura all'arruolamento di gruppi di lettori, fino all'impiego di motori di ricerca semantica in grado di individuare e valutare pareri e recensioni.

Insomma, come ha sostenuto e motivato nella sua apprezzatissima presentazione Piotr Kowalczyk a Rimini, il Self-publishing, a ben vedere, può avere benefici per tutti. Ci sarebbe poi da studiarsi anche la presentazione di Marco Carrara aka Il Duca, ma non è ancora disponibile in rete, ve la segnalerò la prossima volta.
 
Post Scriptum
Le discussioni del dopo-Rimini riprenderanno nel gruppo aperto per Ebook Lab Italia, dateci un'occhiata, e magari iscrivetevi per partecipare. Per sapere invece quando verranno pubblicati man mano i materiali (slides e video integrali di tutte le relazioni), dovreste iscrivervi alla Newsletter di Ebook Lab Italia.
   
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