Copy
View this email in your browser

Il Punto

LO DICONO I LINCEI

ULTIMA PUNTATA
 

Le Istituzioni europee e le sfide geo-economiche 
 

Il terzo decennio del XXI secolo pone alla UE e alla UEM delle sfide epocali causate da due crisi gravissime (pandemia e guerra) che vengono dopo un secondo decennio con la crisi finanziaria. L’Europa è nata come sistema istituzionale complesso di unione tra popoli e stati per configurare una Eurodemocrazia di pace, sviluppo e progresso. Per molti versi è una forma di democrazia nuova nella sua complessità che pur dovendo affrontare ciò che la storia impone per la difesa della democrazia e della libertà dei popoli non deve mai perdere di vista il principio che lo sviluppo socio-economico è la via per trarre anche la aree più arretrate dalle sofferenze delle carestie e delle guerre. La complessità dei problemi che l’Unione Europea deve affrontare oggi pone l’accento sulla necessità di far evolvere i suoi processi decisionali per adeguarli all’urgenza e alla gravità del momento.

(Alberto Quadrio Curzio)

Per rivedere la puntata e i precedenti interventi: https://video.corriere.it/cronaca/

LE MOSTRE
 

Villa Farnesina, Saletta pompeiana, parete nord, particolare della figura femminile in volo,
Archivio Accademia Nazionale dei Lincei


L'OTTOCENTO A VILLA FARNESINA.

IL DUCA DI RIPALDA, IL CONTE GIUSEPPE PRIMOLI E ROMA NUOVA CAPITALE D'ITALIA


A cura di Virginia Lapenta e Valeria Petitto

Roma - Villa Farnesina 
12 gennaio - 25 febbraio 2023

Enti promotori: Accademia Nazionale dei Lincei–Fondazione Primoli

In partenariato: École française de Rome, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Fondazione Pirelli

Con il patrocinio di: Associazione Amici dell’Accademia dei Lincei

1) Filippo Caetani, Tommaso Corsini senior, prima metà del XIX sec. Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana.
2) Virginio Vespignani,Vista interna della Porta Pia colpita da un fulmine il 14 novembre 1851,1851.Disegno a matita e inchiostro con acquarello su carta, École Française de Rome.
3) Fotografo non identificato, Giuseppe Primoli nel suo appartamento al primo piano di PalazzoPrimoli,1911-1913 circa. Roma, Fondazione Primoli.
4) Giuseppe Primoli, Lavori a Ponte S. Angelo per la costruzione degli argini del Tevere, 1892 circa. Roma, Fondazione Primoli
Uscendo da Palazzo Corsini, entrato alla Farnesina. Che luogo magico! Quando leggo la descrizione di un palazzo meraviglioso, è sempre la Farnesina che compare davanti ai miei occhi. Che dire di quella vasta sala di cui Raffaello e i suoi allievi hanno dipinto la volta; Psiche, Galatea, Venere, le dee, le Grazie: l’Olimpo è in lizza con il Paradiso; la madre dell’amore con la madre del bambino Gesù. E se volessimo passare dal campo dell’Arte a quello della storia, quanti ricordi! È in questa sala che si svolgevano le grandi orge del Rinascimento degne dei baccanali antichi, che somigliavano così poco alle nostre cene meschine, quanto la Farnesina alla Maison d’or e Imperia a Cora Pearl.
Oggi il fortunato proprietario del palazzo è il cortese Duca di Ripalda. Ha firmato un’enfiteusi con il Re di Napoli con cui si impegna a restaurare completamente la Farnesina che cadeva in rovina e a pagare la modica somma di 15.000 fr. per 99 anni alla fine dei quali la Villa ritornerebbe al suo proprietario o ai suoi eredi. Il governo italiano arriva, annulla i contratti di enfiteusi e concede ai locatari (di 100 anni) il diritto di diventare proprietari pagando solo il capitale dell’affitto. Così, dando 300.000 fr., il Duca potrebbe diventare l’unico padrone degli affreschi di Raffaello e di Giulio Romano. Lo farà? Se non lo fa, è una delicatezza eccessiva, degna di molta lode, se lo fa non lo si può biasimare perché ha dovuto spendere parecchi milioni nei restauri fatti al palazzo. È vero che la vendita di qualche affresco lo ripagherebbe ampiamente delle sue spese.
Il Duca di Ripalda è quasi un personaggio storico. All’inizio è stato un giornalista d’immenso talento. Faceva parte dell’opposizione al governo che notò il nome di Bermudez de Castro in fondo a violenti articoli polemici. Narvaez decise di legare a sé il focoso giovanotto, ne fece un po’ la sua creatura e gli affidò delle missioni confidenziali che egli portò a termine onorevolmente. Fu fatto Marchese di Lema, poi Duca di Ripalda e infine Principe di Santa Lucia. Poi fu mandato ambasciatore in Francia e a Napoli dove rese importanti servigi al Re Francesco II sia con i suoi consigli che con il suo danaro. Del resto il Re non ha cessato di riconoscerlo e anche un po’ per ricompensarlo gli ha concesso la Farnesina in enfiteusi.
Si dice ad alta voce – ed io lo posso dire a voce bassa – che il frizzante Duca è stato l’amante di due regine.
In lui c’è un po’ di don Chisciotte e di Machiavelli.
Mi interessa moltissimo sentir chiacchierare il Duca di Ripalda. Ha visto tante persone e cose che la sua conversazione è inesauribile. Sembra incarnare la storia contemporanea e si impara sempre qualcosa sfogliandola. Gli ho domandato perché non pensi di scrivere i suoi ricordi. Mi ha risposto: “A che pro? Se scrivessimo la storia come si è svolta, nessuno ci crederebbe.” [...]
                                                                        

Giuseppe Primoli, ottobre 1873

 
In occasione del convegno dei Lincei tenutosi il 9 novembre 2021 dal titolo “Villa Farnesina: un esempio di resilienza e valorizzazione da Roma Capitale a oggi”- titolo che si riferisce a tutta la lunga storia di Villa Farnesina, a tutte le iniziative che a cura dell’Accademia Nazionale dei Lincei sono state perseguite con lo scopo di preservare e valorizzare sempre più questa straordinaria Villa - sono stati presentati alcuni risultati preliminari, esemplificativi delle attività programmate ex-ante in vista della costituzione del "Centro linceo di ricerca sui beni culturali Villa Farnesina" (acronimo CERIF).

In particolare si sono voluti ricordare i recenti accordi di collaborazione con i principali enti di ricerca italiani, tra cui CNR, ENEA, INFN, INGV, e con le più importanti istituzioni europee, quali l’École française de Rome e con alcune importanti realtà museali romane, quali il Parco Archeologico del Colosseo e il Museo Nazionale Romano, con lo scopo di incentivare gli scambi in un rapporto di reciprocità.

In concomitanza con la pubblicazione degli Atti del convegno di cui sopra, l’esposizione “L’Ottocento a Villa Farnesina. Il Duca di Ripalda, il conte Giuseppe Primoli e Roma nuova Capitale d’Italia”, a cura di Virginia Lapenta e Valeria Petitto che si aprirà il prossimo 12 gennaio (e fino al 25 febbraio a Villa Farnesina) vuole mettere in evidenza gli aspetti comuni di due personaggi, il Duca di Ripalda e il Conte Primoli, entrambi “stranieri” in una città che non conoscevano. Si conobbero e si frequentarono (così come si evince dai diari di Giuseppe Primoli di quegli anni), vivevano entrambi, inoltre, in palazzi affacciati sul Tevere, Villa Farnesina e Palazzo Primoli, che dovettero subire profonde modifiche legate alla costruzione degli argini di contenimento del fiume. In questa sezione della mostra in collaborazione con la Fondazione Pirelli si metterà infatti in evidenza come la costruzione dei muraglioni del Tevere per il risanamento della giovane capitale del Regno d’Italia, considerata impresa di prestigio nazionale, costituì invece per la Villa Farnesina il suo primo esempio di resilienza. Verso il 1950 ciò che il Duca di Ripalda aveva paventato si concretizza: con l’aumentare del traffico motorizzato pesante sul tratto del Lungotevere adiacente alla Villa Farnesina si cominciò a manifestare una accentuazione di danni all’esterno dell’edificio e negli intonaci affrescati che decorano l’interno. Nel 1956 una commissione di specialisti nominata dall’Accademia Nazionale dei Lincei, presieduta dal Socio Linceo Prof. Ing. Gustavo Colonnetti, studiò il piano di difesa della Farnesina che si concretizzò in “una piastra galleggiante” di mattoni di gomma della Saga-Pirelli la cui più completa fiducia nella durata praticamente illimitata del dispositivo prescelto è stata confermata dagli ultimi rilevamenti effettuati da parte dell'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).

Sia il Duca di Ripalda, arrivato a Roma nel 1861, sia il Conte Primoli, tornatovi nel 1871 dopo esservi nato, si ritrovarono quindi a vivere e a convivere con le profonde trasformazioni sociali ed urbanistiche della città, divenuta Capitale d’Italia.
Il percorso espositivo accompagnerà il visitatore nella scoperta di queste due figure a partire dal loro incontro: raccontandone la storia si metterà in luce il loro rapporto con la città in cambiamento e le fotografie scattate dal Conte Primoli negli ultimi anni dell’Ottocento diventeranno il fil rouge che guiderà nelle varie tappe del percorso.
Ogni tappa evidenzierà, inoltre, con pannelli identificabili graficamente e cromaticamente, l’aspetto ottocentesco della sala di Villa Farnesina in cui il visitatore si trova, mettendo l’accento sui dettagli e i particolari degli apparati decorativi approfondendo soprattutto le ornamentazioni pittoriche a finti tendaggi e i succhi d’erba appositamente concepiti a complemento dell’esistente decorazione a fresco rinascimentale. Una sala multimediale racconterà l’evoluzione delle decorazioni tessili parietali che dal Cinquecento all’età contemporanea, dagli arazzi ai corami e alla carta da parati hanno caratterizzato anche la Villa Farnesina come formidabili indicatori del benessere del proprietario.

L’ultima sezione della mostra posta al primo piano racconterà la città “intorno a Villa Farnesina”, con un focus su Palazzo Farnese, su Palazzo Corsini e, grazie alla collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, sulle vicende delle Mura Aureliane nell'Ottocento, in particolare sul tratto cosiddetto "della Farnesina", oggi visibile all'interno del giardino della Villa che costituisce uno dei pochi resti della cinta muraria ancora conservati sulla riva destra del Tevere. Dopo l’annessione di Roma al nuovo Stato italiano il tracciato murario, privato della funzione difensiva, seguì le esigenze dell’espansione urbana. Molti settori furono sacrificati per consentire il collegamento tra l'interno della città e i quartieri periferici, mentre alcune porzioni isolate furono convertite in studi d'artista e abitazioni. L’esposizione a cura dell’École française de Rome di alcuni disegni facenti parte di una raccolta per la prima volta esposta presenta il lavoro dell’architetto Virginio Vespignani, uno dei protagonisti di quel processo artistico-architettonico di renovatio urbis che voleva avvicinare Roma ai modelli delle capitali europee moderne, approfondendo la problematica che già dal periodo napoleonico era diventata un affare di stato: il restauro e la trasformazione delle mura che gli imperatori avevano lasciato in eredità ai pontefici.

Una serie di saggi, posti in appendice agli atti del convegno, approfondiscono tutti i temi trattati in mostra.
 

SAVE THE DATE
Letture Corsiniane 

"Dalla Corteccia del salice a farmaco salvavita: l'acido acetilsalicilico ha 125 anni"
 
Per partecipare in presenza o nel webinar è richiesta l'iscrizione al seguente link: 
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSejWCvUnoJEd4lQyW-NNX5MpJh1RQuZ7VQtWhruqgED4pOvRA/viewform
NEWS 
 

Ai Lincei la cerimonia di consegna dei Premi Balzan 2022

 
I premiati ricevuti al Quirinale dal Presidente Mattarella
 

Si è svolta a Roma, all’Accademia Nazionale dei Lincei, la cerimonia di consegna dei Premi Balzan 2022 che sono stati conferiti a Martha C. Nussbaum per filosofia morale, Philip V. Bohlman per etnomusicologia, Robert Langer per biomateriali per la nanomedicina e l’ingegneria dei tessuti, Dorthe Dahl-Jensen e Johannes (Hans) Oerlemans per glaciazione e dinamica delle calotte polari. 

La cerimonia – che si tiene ad anni alterni a Roma e a Berna, in rispetto della doppia nazionalità italo-svizzera della Fondazione – si è svolta alla presenza dei presidenti della Fondazione Internazionale Balzan “Premio”, Alberto Quadrio Curzio, e “Fondo”, Gisèle Girgis-Musy.  

Dopo la cerimonia, i Premiati sono stati ricevuti al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il Premio Balzan 2022 per la filosofia morale è stato assegnato a Martha C. Nussbaum “Per il suo incessante contributo a un ampio spettro di argomenti filosofici che insieme ridefiniscono la comprensione del nostro essere etico; per la sua concezione trasformativa degli obiettivi della giustizia sociale, tanto a livello locale che a livello globale; per la propensione a colmare il divario tra mondo accademico e società”.

Philip V. Bohlman è stato premiato, per l’etnomusicologia, “Per il suo contributo fondamentale all’ etnomusicologia e più in generale alla ricerca musicale, e per i suoi studi su musica e nazionalismo europeo, musica, razza e incontro coloniale, globalizzazione, intersezioni tra musica e religione, musica ebraica in epoca moderna ed esecuzione di musiche urbane ebraiche improntate alla ricerca storica”.

A Robert Langer è stato attribuito il premio per biomateriali per la nanomedicina e l’ingegneria dei tessuti “Per la ricerca all’avanguardia sui biopolimeri e sui biomateriali e sulla loro sintesi, e per aver sviluppato il campo della nanomedicina, compresi i progressi relativi ai vaccini mRNA e all’ingegneria dei tessuti. Le sue scoperte rivoluzionarie hanno aperto la strada a innovazioni nel rilascio controllato di macromolecole con numerose applicazioni mediche”.

La cerimonia 2022 è stata preceduta, giovedì 24 novembre mattina, dal Forum interdisciplinare dei Premiati Balzan, all’Accademia Nazionale dei Lincei (Palazzo Corsini), un’occasione di confronto pubblico sulle materie premiate.

Nel campo della glaciazione e dinamica delle calotte polari, Dorthe Dahl-Jensen e Johannes (Hans) Oerlemans sono stati premiati “Per i fondamentali e innovativi contributi, congiunti e complementari, alla dinamica della glaciazione e delle calotte polari e per la portata che hanno avuto sulla comprensione del cambiamento climatico e dei suoi meccanismi. Tali contributi hanno aperto la strada a proiezioni più attendibili del comportamento della calotta polare e dei relativi cambiamenti del livello del mare”.

 

Guido Strazza dona le sue incisioni all'Accademia

 

"All’Accademia dei Lincei, ora casa dei miei segni”

(Guido Strazza, 6 ottobre 2022)

Il Maestro Guido Strazza, pittore e incisore di fama internazionale, ha donato alcune centinaia di incisioni all’Accademia Nazionale dei Lincei. Il 6 ottobre, nel corso di una cerimonia privata, l’artista, che a dicembre compirà 100 anni, è stato ospite dell’Accademia Nazionale dei Lincei per formalizzare la generosa donazione.

Tra gli innumerevoli riconoscimenti ricevuti dall’artista, ricordiamo i due premi Antonio Feltrinelli per la Grafica attribuitigli dalla stessa Accademia nel 1985 e nel 2003.

Le serie donate sono state selezionate in accordo con l’artista, affinché potessero dialogare con l’antico patrimonio grafico in possesso della Biblioteca Corsiniana.

Le stampe del Maestro verranno trasferite nella Biblioteca nei prossimi mesi, catalogate e messe a disposizione degli studiosi per la consultazione. 

Tra le principali serie selezionate ricordiamo: Alberi, Trama quadrangolare, Segni di Roma, Orizzonti, Interferenze, Meridiana, Di ora in ora, Senza titolo.

La donazione si completa con preziosi e rari libri d’artista, in edizione limitata e numerata, tra i quali si segnalano “Ricercare”, “Machu Picchu”, “Segno e segno”, con una serie di incisioni ritoccate a mano dall’artista e con alcuni disegni.

Galleria fotografica: https://www.lincei.it/it/gallerie/2022-donazione-guido-strazza

 

 

EVENTI 
 

30 - 2 DICEMBRE 2022

Problemi attuali della comunicazione scientifica

Le numerose emergenze che caratterizzano gli ultimi anni, tra cui la recente pandemia, hanno messo in evidenza il ruolo centrale di una corretta comunicazione scientifica per la formazione di scelte consapevoli su tematiche che sono alla base della nostra vita sociale come salute, clima, fonti di energia, e per evitare la diffusione di preconcetti antiscientifici capaci di generare comportamenti sociali negativi. Scopo generale dell'iniziativa è una riflessione metodologica sulla comunicazione scientifica.

Per partecipare in presenza o nel webinar è richiesta l'iscrizione al seguente link: 
 https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeK3XD8Xdh3PeuRpt-BiXFjziZUoGkqA9aW-xzglGNnfDZ0eg/viewform

Per ulteriori informazioni visita il sito: 
https://www.lincei.it/it/manifestazioni/problemi-attuali-della-comunicazione-scientifica-convegno

12-13 DICEMBRE 2022

Money in times of crisis

Per partecipare è richiesta l'iscrizione al seguente:
 https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSekaYVRnuu7EX3Xi_4Bjtk-bEV6J6uSpVLdRovV7fLCR78wYA/viewform

Per ulteriori informazioni visita il sito:
 https://www.lincei.it/it/manifestazioni/money-times-crisis-conference

16 DICEMBRE 2022

CORTE COSTITUZIONALE E CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UE

Conferenza di Silvana Sciarra, Presidente della Corte Costituzionale

Per maggiori informazioni visita il sito: 
https://www.lincei.it/it/manifestazioni/corte-costituzionale-e-corte-di-giustizia-dellue-conferenza-di-s-sciarra
 

19 - 20 DICEMBRE 2022

BUILDING THE BRAIN. IN MEMORY OF RITA LEVI MONTALCINI

Per partecipare è richiesta l'iscrizione al seguente link: 
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc7Xfq_zCMaezJgpPnj95CH2h9_LddvcN52eYt5cVOcrIt8RA/viewform

Per maggiori informazioni visita il sito: 
https://www.lincei.it/it/manifestazioni/building-brain-memory-rita-levi-montalcini-conference

GLI INTERVENTI DEGLI AMICI
 

ENERGIA NEL FUTURO DEL MES. 
PROGETTI D' INVESTIMENTO COMUNI PER RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI CLIMATICI UE
di Alberto Quadrio Curzio 

Dopo mesi di trattative è stato nominato il nuovo managing director del Mes. Succede a Klaus Regling (dominus del Mes dal 2012) Pierre Gramegna, già ministro delle Finanze del Lussemburgo dal 2013 al 2022. È una notizia che dovrebbe richiamare a una nuova riflessione sul Mes per farlo uscire dall'attuale sottoutilizzazione. Da ciò va preso spunto per spiegare come la Uem non può dormire per mesi sulla nomina di un managing director. Il Mes è un caso prima di successo innovativo della Uem che nella crisi finanziaria dal luglio zou al febbraio 2012 ha creato in pochi giorni un Fondo privatistico (Efsf) al quale è subentrato il Mes come Fondo intergovernativo tra i Paesi della Uem. Questo è entrato in funzione tra il febbraio e l'ottobre del 2012 dopo ratifica del suo trattato da parte dei 17 membri dell'eurozona e dopo il placet della Corte costituzionale tedesca che l'aveva bloccato. il Mes ha vissuto almeno tre stagioni. La prima è stata l'assistenza finanziaria a Stati della Uem in crisi (Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Cipro) con prestiti condizionali e vigilati a riforme. Molto positiva è stata la rapidità della dotazione al Mes di capitale per 8o miliardi versati su 700 miliardi garantiti dagli Stati Uem. Su questo capitale sono stati emessi eurobond per erogare crediti agli Stati in crisi. La seconda stagione è quella dei tentativi di assistere gli Stati durante la pandemia, concedendo prestiti che non sono stati usati perché gli Stati più deboli temevano una `vigilanza coattiva modello greco". La terza stagione è quella della riforma in corso ma non ancora ratificata da Germania e Italia per finalizzarlo alla unificazione del mercato dei capitali e alla creazione di una rete di protezione perla risoluzione delle crisi bancarie. A mio avviso questa finalità non è urgente mentre i 400 miliardi di eurobond che il Mes potrebbe emettere adesso andrebbero usati per finalità impellenti della Uem (e quindi perla Ue). Ci vorrebbe però una modifica di statuto che richiede tempo e allora potrebbe essere creato un altro Fondo tipo l'Esfs che emetta eurobond garantiti dal Mes. Il tutto finalizzato per acquisti unificati di energia da cedere ai singoli Stati con prestiti condizionali e vigilati. La finalità dovrebbe essere quella di creare un Ente finanziario funzionale europeo per creare consorzi di Stati della Uem per varare progetti unificati anche per allungare con modalità nuove la durata del Pnrr. Ci vorrebbe però una innovazione politico-organizzativa che potrebbe dare un mandato a un Comitato di progettazione. Lo spunto ci viene dal Comitato Delors (1988-1989), che fu costituito per arrivare all'euro. Adesso ci vorrebbe un Comitato misto di soggetti istituzionali europei e di esperti di cui facciano parte anche personalità che hanno avuto ruoli apicali nella Uem e nella Ue nella crisi del passato decennio. Ovvio è pensare a quanto fecero Mario Draghi e Jean-Claude Juncker la cui autorevolezza innovativa è stata dimostrata nei fatti. Perché Draghi come presidente della Bce (20u-2019) con il suo whatever it takes fu addirittura deferito dalla Corte costituzionale tedesca alla Corte europea di giustizia che gli diede ragione. Perché Juncker come presidente della Commissione europea (2014-2019) varò un grande piano che ha portato a un aumento di investimenti nella Ue di almeno 400 miliardi. Sia la Bce di Draghi che la Commissione di Juncker hanno avuto il supporto silente ma cruciale della Cancelliera tedesca Angela Merkel sulla quale, a mio avviso ingiustamente, è caduto uno stigma. Eppure Merkel sostenne anche il Comitato dei cinque presidenti (Bce, Commissione, Parlamento, Eurogruppo ed Euro-summit) che su mandato dei capi di Stato o di governo della zona euro hanno predisposto un Rapporto sul completamento dell'Unione economica e monetaria. Il Rapporto consegnato nel giugno 2015 indica le strategie su tre fronti: l'Unione economica, l'Unione finanziaria, l'Unione di bilancio per arrivare infine alla Unione politica Questa strategia era costruita su tre fasi, da concludersi entro il 2025. Del Comitato dei 5 Presidenti Draghi e Junker furono i principali artefici. Adesso è tutto dimenticato. Un vero peccato Non secondario è ricordare anche la rispettosa ma determinata indipendenza di Draghi e Juncker dai falchi alla Schäuble. Nota è quella di Draghi ma non va dimenticato che Juncker, dal 2005 presidente permanente dell'eurogruppo, fu cruciale nell'affrontare la crisi finanziaria tra il 2008 e l'aprile del 2012 quando, dopo aver contribuito al varo del Efsf e Mes, si dimise per le continue interferenze francotedesche. Nel 2014 Juncker divenne poi presidente della Commissione certo non contro la volontà della Merkel. L'Europavive una crisi politica ed economica grave e vanno cercati subito strumenti per allungare i Pnrr e creare progetti di investimento comuni. Per pensare alle dimensioni di quanto è necessario fare, richiamo le parole di Fabio Panetta (Bce) secondo il quale per conseguire gli obiettivi climatici fissati dalla Commissione per il 2030, nel solo settore energetico il fabbisogno di investimento sarebbe paria 402 miliardi l'anno per dieci anni. Dove trovarli senza innovazioni istituzionali ed economico-finanziarie?

Tronchetti Provera: «Con la crisi energetica a rischio in Europa welfare e democrazia»

 

Il vicepresidente esecutivo e ad di Pirelli: «Se non c’è un’immediata reazione alla crisi energetica, butteremo via quel che in Europa si è costruito negli ultimi decenni»

 
di Maria Latella 
 

«Se l’Europa perde la sua competitività economica, mette a rischio il suo modello di welfare. E la storia insegna che questo spesso significa mettere a rischio la democrazia». Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e ad di Pirelli, presidente di Marco Tronchetti Provera & C., condivide l’allarme lanciato dal Sole 24 Ore dopo la presa di posizione delle 40 federazioni di BusinessEurope che venerdì scorso, a Stoccolma, hanno rivolto un appello alle istituzioni europee perché intervengano prima che per le industrie della Ue sia troppo tardi.

Presidente Tronchetti, cosa sta succedendo al modello economico dell’Europa?

Il primo problema è ovviamente quello delle bollette, dell’energia: stanno facendo perdere competitività alle aziende europee rispetto ai nostri competitor. Ormai è emergenza. È questione di settimane. Stiamo perdendo contratti. Se non c’è un’immediata reazione alla crisi energetica, se non predisponiamo tutti gli strumenti per evitare future tensioni, butteremo via quel che in Europa si è costruito negli ultimi decenni.

Eppure l’Europa ha mostrato di saper reagire quando vuole. Pensiamo alla pandemia.

Proprio come è stato per la pandemia, anche la crisi energetica potrebbe rivelarsi una grande opportunità. Per aprire gli occhi e mettere in moto la volontà politica. Gli strumenti ci sono. Penso al Sure, al Next Generation Eu o al fondo Ipcei, che finanzia i progetti di comune interesse europeo. Serve una strategia sul breve periodo. E una sul medio.

I nostri competitor sono in questo momento in vantaggio. Perché?

È oggettivo che siamo in concorrenza con gli altri player globali. Questa è una crisi asimmetrica, non sono stati colpiti né gli Stati Uniti né l’Asia, è colpita l’Europa. Ovviamente dobbiamo continuare a condividere con i nostri storici alleati i comuni valori occidentali. Ma in modo pragmatico. Non c’è nulla di scandaloso nel tutelare i propri interessi economici. È scandaloso non farlo. La priorità è la difesa degli interessi. Perché solo questa difesa consente di mantenere la continuità della democrazia.

L’Europa è molto invidiata da chi vive in altri continenti. Per lo stile di vita, la sua sanità, istruzione, livelli di diseguaglianza meno drammatici che altrove…

La forza dell’Europa è proprio questa: un mercato che è il più grande e il più ricco del mondo e un continente che ha la più grande protezione sociale. Eppure rischiamo di perdere tutto, incluso il nostro modello di democrazia che è fondamentale anche per gli equilibri geopolitici. È l'inizio di un possibile cambio di modello dell’Europa che porterebbe alla decadenza.

Che cosa accadrebbe se si verificasse il più inquietante degli scenari che lei ha evocato?

L’Europa si troverebbe a delocalizzare parte delle sue industrie, con una grave perdita di posti di lavoro, un’inflazione che peserebbe ancora di più sulle tasche dei consumatori e il rischio di spaccature all’interno del mercato europeo che è, lo ripeto, il punto di forza dell'Europa: noi non abbiamo una politica estera e nemmeno una difesa comune. Abbiamo un grande mercato. Il nostro continente non ha materie prime, le trasforma. Fare fronte comune è interesse di tutti.

Francia e Germania hanno appena siglato un accordo a due sull'energia.

Nessuno salva la propria competitività da solo. Si creerebbe un’ulteriore asimmetria all’interno dell’Europa. Diciamo che questo accordo potrebbe essere un primo segnale di un cambiamento di rotta, ma voglio credere che invece si continuerà sulla strada di unità e solidarietà imboccata dall’Europa durante la pandemia.

L'Europa è stata colta di sorpresa dalla crisi energetica. Possibile che nessuno l’avesse previsto?

Il processo di decadenza dell’Europa era in corso, ma i drammatici mesi della pandemia l’avevano fermato, c’era stato un salto di qualità. La messa in comune dei vaccini, il Next Generation Ue, la chiara visione di Bruxelles su come affrontare l'emergenza…Tutti risultati straordinari che prima dell’emergenza energetica lasciavano prevedere una prospettiva di recupero di competitività. L’arrivo della crisi ha bloccato il percorso virtuoso.

L’Europa deve imparare la lezione

Siamo una regione che trasforma, non abbiamo materie prime. Oggi pensiamo all'energia, ma il problema si pone anche per il nichel, le terre rare, per il litio e per tutte le componenti essenziali alla transizione digitale ed ecologica del continente. Ecco, impariamo la lezione e cominciamo a prepararci. Se ciascun Paese giocherà le sue partite da solo, sarà alla fine un gioco perdente per tutti. Perché la forza, torno a ripeterlo, è il mercato comune europeo, con un potere d’acquisto notevole e regole uguali per tutti. Se la forza di mercato si fraziona, non ci saranno riflessi pesanti solo sull’Italia o sulla Spagna, ma anche su quegli attori che oggi fanno accordi bilaterali. O giochiamo insieme o perdiamo tutti.

La commissaria Ursula von der Leyen lo ripete spesso. Ma poi non sempre i governi dei Paesi europei se lo ricordano. L'Italia in questo momento sta cercando una sua strada. Venerdì a Bruxelles ha votato come presidente del Mes il lussemburghese Pierre Gramegna, caro alla Germania. A proposito, si attribuisce al ministro dell'Economia Giorgetti questa battuta: «I consigli europei sono come una partita di calcio. Un gioco semplice che dura novanta minuti e alla fine vince la Germania».

Come giudica le prime mosse economiche del governo italiano in Europa?

Il percorso intrapreso dal ministro dell'economia Giorgetti è corretto. L’Italia ha la fortuna di avere a Bruxelles un commissario come Paolo Gentiloni, che tutela gli interessi dell’Europa con una visione larga come del resto quella del commissario francese Thierry Breton. Lo stesso primo ministro Giorgia Meloni ha scelto Bruxelles per la sua prima visita ufficiale. Segnali che vanno nella direzione giusta. L’Europa ha tutti gli strumenti per capire come sostenere la competitività europea.

Torno sui rischi per il nostro modello di vita. Il welfare europeo è un modello per tutto il mondo. Se va in crisi, va in crisi la democrazia. Se il disagio sociale va oltre un certo limite, come la storia insegna, c'è il rischio che prevalgano movimenti che nulla hanno a che fare con la sofferta democrazia europea nata nel secolo breve. Le sofferenze del Novecento ci hanno permesso di costruire l'Europa nella quale viviamo. Vogliamo buttare via tutto? Tutti i capi di stato e di governo devono sentire la responsabilità di questo momento.

Facebook
Instagram
YouTube

Amici dell'Accademia dei Lincei
Via della Lungara, 10 - 00165 Roma

https://www.associazioneamicilincei.it/

Email:
amici-lincei@lincei.it

Per invitare nuovi contatti alla Newsletter Il Punto inviate una mail a amici-lincei@lincei.it scrivendo in oggetto ISCRIVETEMI

Se non desiderate più ricevere e-mail di informazioni sulle manifestazioni inviate una e-mail a amici-lincei@lincei.it scrivendo in oggetto CANCELLATEMI