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# 030 — 23/12/18 • Vai alla versione web

Siamo quasi a fine anno, momento di bilanci, riflessioni e propositi per l’anno a venire.

In questo numero raccolgo e segnalo alcuni articoli che tiranno le somme di quest’anno di design, con un approfondimento particolare al report di UX Collective.

Buone feste.

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Trend e report sul design


Per il quarto anno consecutivo UX Collective pubblica un lungo report sullo stato dell’arte dello UX design e su cosa aspettarsi per il prossimo anno.

Il report è un’analisi sugli strumenti che usiamo, i metodi che applichiamo ogni giorno, le tecnologie che progettiamo, le sfide di carriera che sperimentiamo. I temi affrontati da UX Collective sono nove.

Everyone is lead

 

Di recente c'è stata una diffusione incredibile della qualifica di design lead, che se da un lato può essere visto come una specie di imprenditore di se stesso del design, dall’altro fa emergere un trend. I team di design diventano sempre più grandi ed è diventato sempre più necessario avere qualcuno che gestisca e conduca il team.

Designers are too busy to design

 

La sensazione è che i designer sono sempre più impegnati a fare altro. Il ritmo frenetico legato a crescite e obiettivi irrealistici ha assorbito una parte importante del lavoro di design, peggiorandolo.

Design is not saving the world

 

Il design non sta salvando il mondo. E non lo stanno salvando le grandi aziende tecnologiche. Facebook negli USA ha fatto una campagna affissioni per difendersi dalle accuse di diffondere fake news. Uber ha realizzato degli spot per illustrare il loro impegno a fare del bene. Sembra che ormai le grandi aziende tecnologiche stiano usano le stesse strategie comunicative delle aziende del tabacco degli anni 90, «proiettando l’illusione di un futuro ottimista, mentre i loro team di design sono ancora legati a metriche aggressive, orientate ai ricavi a breve termine».

Design for less

 

Per anni il parametro chiave della progettazione è stato coinvolgere le persone, convincerle a usare un prodotto più volte al giorno e trattenerle il più possibile. Da utenti stiamo cominciando a sentire gli effetti negativi di questo modo di progettare e realizzare prodotti digitali che creano dipendenza.

Our obsession with design methods

 

Negli ultimi anni grandi studi di design, come Ideo, Frog e Cooper hanno standardizzato e reso popolari alcuni metodi di progettazione. Grandi aziende come Google, Airbnb e IBM hanno fatto lo stesso. Ci affidiamo sempre di più a metodologie condivise da queste grosse aziende, come Design Thinking, Design Sprint, etc…, forse più di quanto dovremmo.

Il problema è che le aziende competono per gli stessi termini di ricerca, creando soluzioni formali in cambio di un secondo della vostra attenzione. Ci fidiamo di loro più di quanto dovremmo. Dopotutto, è difficile dire no a una soluzione che è gratuita e facile da implementare. Mentre i metodi predefiniti possono essere un ottimo punto di partenza, non possono essere la soluzione definitiva. Per ogni articolo che difende un metodo, ce ne sono tre contrari. A chi crederai? Puoi applicare lo stesso metodo per ogni singolo progetto?

Should designers design tools code?

 

Un tema che periodicamente ritorna. Ne avevamo parlato anche in un vecchio numero di Dispenser.Design. Che i designer sappiano come si scrive codice ha senso, che i designer debbano scrivere codice, molto meno.

Embracing the open kitchen

 

Come le cucine a viste i designer condividono e mostrano sempre più spesso i processi e gli approcci che portano alla creazione dei propri lavori.

Making tech work

 

Il 2018 è stato l’anno dell’Artificial Intelligence, il 2017 dei Chatbot, il 2016 dell’Internet of Things. Quest’anno, a differenza di quelli passati, non c’è nessuna buzzword legata al futuro del design, un po’ perché non ci sono tecnologie ancora mature, un po’ perché il design è alle prese con altri problemi.

Dopo la fretta di scoprire la tecnologia più nuova e più grande, è tempo che noi progettisti aiutiamo la tecnologia a funzionare al massimo delle sue potenzialità. Capire come, quando e, soprattutto, perché dovremmo implementare un nuovo modo di fare qualcosa. Questo può anche darci più tempo per capire il nostro ruolo in una società influenzata da notizie false, dipendenza dalla tecnologia e crescenti divari economici.

Thinking outside the artboard

 

Sono finiti i bei vecchi tempi in cui potevamo creare un prototipo semplicemente collegando gli screenshot. Sono finiti i bei vecchi tempi quando le interfacce digitali si adattavano perfettamente all’interno di una tavola da disegno rettangolare e bidimensionale. Man mano che le interazioni evolvono, anche la metafora della tavola da disegno deve evolversi.

Allo stesso modo in cui una fotografia cattura e isola un determinato momento, le tavole da disegno sono solo in grado di catturare un singolo momento dell’esperienza d’uso di un prodotto. Le tavole da disegno sono la sceneggiatura, non il film.


Ancora trend e report in giro per il web

 

La rivista FastCompany ha intervistato, in un articolo dal titolo “The 9 big design trends of 2019”, i responsabili del design di aziende come Microsoft, Google, Ideo, Pentagram e Gensler per capire dove sta andando il design. Il 2018 sembra sia stato l’anno in cui abbiamo preso coscienza di quanto sia peggiorata la nostra esperienza digitale.

Scrive Albert Shum, VP of Design di Microsoft:

Il design ha viaggiato in un territorio inesplorato. L’impatto della tecnologia è più sentito che mai e su scale mai viste prima, alcune positive, ma in gran parte negative. Siamo distratti, depressi e sopraffatti. Le esperienze digitali che una volta erano divertenti, piacevoli e utili ora le sentiamo come un peso.

Natasha Jen di Pentagram, vede nel futuro a venire un ritorno alla brand expression, dopo questa overdose di omogeneità, dove tutti i marchi e tutte le identità visive sembrano uguali.

È divertente e allarmante vedere che siamo finiti in un punto in cui un identità visiva può essere applicata a qualsiasi cosa per vendere qualsiasi cosa: valige, spazzolini da denti, scarpe, cosmetici, prodotti per animali domestici, lingerie, assicurazioni.

Il blog di WebFlow individua 20 trend, tecniche e tool legati alla progettazione siti e servizi digitali.

Sul suo blog, Figma ha condiviso una ricerca sullo stato del Design System nel 2018.

Uxtools ha pubblicato i risultati di una ricerca sull’uso di software per la progettazione di servizi e prodotti digitali. Anche nel 2018, i quasi 3000 designer che hanno risposto alle domande hanno decretato Sketch come il software più usato in quasi tutte le fasi di progettazione.

Per il 2019 i software che più stimolano i designer intervistati da Uxtools sono: Figma, InVision Studio e Framer X.

Laws of UX


Laws of UX è una raccolta di massime e di principi che i progettisti possono prendere in considerazione quando costruiscono interfacce.

Si va dalla leggi della Gestalt su prossimità, somiglianza e destino comune, a quelle più legate all’interaction design come le leggi di Hick, Fitts e Tesler.

La legge di Tesler è anche conosciuta come la “legge della conservazione della complessità”:
 
Una certa quantità di complessità è inerente a qualsiasi processo. Esisterà sempre la complessità ed esisterà di conseguenza un punto oltre il quale è impossibile semplificare ulteriormente un processo.

A New Type of Imprint

 

A New Type of Imprint è un magazine sul design e la cultura creativa, progettato e curato dallo studio norvegese Anti.

L’ultimo numero, il tredicesimo, è stato progettato più come un libro tascabile che come una rivista da sfogliare in un coffee bar.

Da Instagram 

 

Forme geometriche disegnate a penna da Albert Chamillard.

Dal Web 

 

Su 10x un gruppo di artisti, designer e illustratori reinterpretano le copertine dei loro 10 album preferiti del 2018.

Dal Web 

 

La consueta raccolta delle migliori copertine di libri pubblicati nel mondo anglosassone, curata dal blog The Casual Optimist. 

Koopman di Fontsmith →

 

Koopman è la nuova famiglia di font della type foundry inglese Fontsmith. Ha tre fonti di ispirazione: i grotesk svizzeri, i gotici americani e i grotesque inglesi.

In una delle immagini promozionali scrivono: «è un po' come uno svizzero che incontra un americano, ma con un leggero accento dello Yorkshire».

Nota: Per errore avevo cancellato dall’archivio il numero 28 di questa newsletter. L’ho ripristinato e ora è possibile recuperarlo a questo link.

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