Copy
# 032 — 07/04/19 • Vai alla versione web

Ogni tanto questa newsletter si prende una pausa, ma poi torna. In questo numero si parla di Interaction Design. Ci sono poi tre link, un magazine e un font che valeva la pena segnalare.

Durante la pausa ho scritto un paio di cose in giro, che vi segnalo. Un articolo sul layout e uno su metafore e idiomi nelle interfacce.

È possibile lasciare un feedback a questo link o scrivermi rispondendo a questa email.


Stai leggendo un numero di Dispenser.Design, una newsletter domenicale su design, tipografia, web e dintorni.

Per riceverla iscriviti qui.

Quella cosa chiamata Interaction Design


Il termine Interaction Design fu coniato, a metà degli anni 80, da Bill Moggridge, che all’epoca stava lavorando al primo portatile: il GRiD Compass. Senza un nome che lo identificasse l’Interaction Design era comunque già praticato. Di sicuro si può parlare di Interaction Design ai tempi dei primi computer con interfacce grafiche, con le ricerche allo Xerox Parc1.

In About Face, Alan Cooper definisce l’Interaction Design come la «l’attività di progettazione di prodotti, ambienti, sistemi e servizi digitali interattivi».

Scrive Dan Saffer, designer di prodotti digitali2, nel suo libro Design dell’interazione.

Bill Moggridge si rese conto che da qualche tempo lui e alcuni suoi colleghi stavano creando un tipo di design veramente diverso. Non era esattamente design di prodotto, ma stavano certamente disegnando prodotti. E non era design di comunicazione, sebbene usassero anche alcuni strumenti di quella disciplina. Non era nemmeno informatica, sebbene avesse molto a che fare con il computer e il software. No, era qualcosa di differente. Derivava da tutte quelle discipline, ma era qualcosa di diverso e aveva a che fare con il mettere in comunicazione le persone attraverso i prodotti che usavano. Moggridge chiamò questa nuova pratica Interaction Design.

Probabilmente l’era dell’Interaction Design (abbreviato con IxD) è iniziata con l’avvento del Web, ma il termine non si è diffuso molto. All’inizio, nel Web è stato tutto un “Web Design”3  e “Usabilità”, poi è diventato tutto “UX Design” e affini. La parola UX Design è diventata così popolare che chi si occupa di interfacce utente (UI Design) si sente in dovere di aggiungerla alla sua qualifica professionale, forse per sentirsi più completo. (Una bella sintesi sui cambiamenti dei job title la fa questa immagine di UX Memes).

Lo UX Design è un disciplina che al suo interno ne ingloba altre, incluso Interaction Design e UI Design. Una nota metafora è quella dell’ombrello di Dan Willis4.

Con il passare degli anni la parola Interaction Design è diventata sempre meno usata. Tutti si dicono UX/UI Designer, nessuno parla di Interaction Design, anche se proprio chi si dice UX/UI Design probabilmente si occupa di Interaction Design piuttosto che di UX Design.

Scrive Alan Cooper in una serie di tweet di qualche tempo fa:

I sometimes call myself an “experience designer” because, like, I want to be cool. But I’m an interaction designer.

E aggiunge:

I’m an interaction designer because my work is about knowing the user, and finding ways to support the user.

In quella serie di tweet, Cooper prova a riflettere sulla scomparsa dell’Interaction Design e sul suo ruolo nella progettazione di servizi digitali. Sottolineando come l’Interaction Design non riguarda la prototipazione e i test:

Interaction design is the discipline that can tell you if you are going down the wrong track. Proto&Test won’t.


UX Design e IxD

 

Buona parte del lavoro dello UX designer è un lavoro di ricerca. Chi si occupa di UX Design si occupa soprattutto di capire il comportamento umano e di indagare sulle sue necessità e/o problematiche. Non è raro trovare UX designer che hanno studiato psicologia e dintorni.

La confusione si crea perché molte delle azioni dello UX Design sono azioni anche dello IxD. C’è poi l’idea che la User Experience sia qualcosa che riguardi esclusivamente il digitale, mentre invece la UX è applicabile a qualsiasi campo preveda interazioni tra persone e un oggetto (o un processo). La User Experience riguarda un servizio digitale, ma anche un servizio fisico. Come esempio di ottimo UX Design, non digitale, si citano spesso gli Apple Store5 (i negozi).


Dal libro di Alan Cooper About Face:

I designer di ogni livello sperano di gestire e influenzare le esperienze delle persone, ma ciò avviene manipolando con cura le variabili intrinseche al mezzo in questione.

Un grafico che progetta un poster organizza font, foto e illustrazioni per creare un’esperienza; un designer di mobili che lavora su una sedia, utilizza materiali e tecniche di costruzione per creare un’esperienza; un interior designer usa layout, illuminazione, materiali e persino suoni per creare un’esperienza.

Estendendo questo pensiero nel mondo dei prodotti digitali, riteniamo utile pensare che [noi interaction designer] influenziamo le esperienze delle persone progettando i meccanismi per interagire con un prodotto.

Quando si parla di prodotti digitali c’è sempre Interaction Design, «la progettazione del comportamento di sistemi interattivi complessi»)6.

Lo UX Design all’atto esecutivo si confronta con tre problemi: forma, comportamento e contenuto. Il design dell’interazione si concentra sulla progettazione del comportamento, ma riguarda anche il modo in cui questo comportamento si relaziona con la forma e contenuto. Allo stesso modo forma e contenuto — che si concentrano sulla parte visuale e descrittiva — riguardano il modo in cui si relazionano tra di loro e con il comportamento.


Le fasi della progettazione

 

Nel progettare qualsiasi cosa, le fasi sono più o meno queste:

  • Ricerca / Comprensione
  • Ideazione e organizzazione
  • Prova e test
  • Realizzazione

Volendo fare un’estrema sintesi:

  • In una primo momento cerchiamo di capire le esigenze degli utenti e delle problematiche, mettendo assieme idee e intuizioni.
  • In un secondo momento ci occupiamo delle interazioni tra (e con) gli utenti, e di come devono avvenire queste interazioni.
  • In un terzo momento diamo forma (UI design) ai primi due step. Organizziamo un layout, creiamo relazioni visive tra gli elementi, rendiamo evidenti le azioni che l’utente dovrà compiere. Nella fase di UI design vale tutto quello che si sa relativamente al graphic design.

Faccio un esempio (sempre sintetizzando molto i passaggi).

Immaginiamo di voler creare un servizio digitale (app o web) per gestire un diario di viaggio di una vacanza.

Per prima cosa cerchiamo di capire le esigenze degli utenti in quella determinata situazione (cosa fanno quando sono in vacanza; come fanno oggi senza il prodotto/servizio a cui stiamo lavorando; che problemi incontrano; salvano foto, video e informazioni?; perché le salvano; quando le salvano; le condividono?; perché?, con chi?)

Una volta definiti i punti chiave della prima fase, si passa alla progettazione delle interazioni (come un utente salverà le foto; con quali passaggi; cosa succede e in che modo; etc.)

Una volta definite le interazioni si lavora al come dovranno apparire, come dovranno essere organizzate e in che modo dovranno essere descritte.

In tutte le fasi si cerca di capire se la direzione è quella giusta con test e prototipi.

Definire i ruoli e le attività che quel ruolo comporta non è sempre facile. I nomi cambiano, alcuni scompaiono, altri diventano incredibilmente popolari e ci si confonde. Le nuove parole tendono a fagocitare tutto, in modo spesso grossolano.

Abbiamo bisogno di un copywriter? Chiamiamolo UX Writer. Abbiamo bisogno di uno sviluppatore front-end che conosca le basi dell'usabilità? Chiamiamolo UX/UI developer!7

La parole cambiano, i software cambiano, quello che non cambia sono le fasi, a prescindere dal loro nome. Si cerca di capire; si trovano e provano soluzioni e alternative, si realizza il progetto. Per poi correggerlo ed evolverlo.


Note
  1. Un video degli anni 70 dove si può vedere la visione di Xerox dell’ufficio del futuro. Il nostro ufficio di oggi. ↩︎
  2. Attualmente Dan Saffer lavora nel team di design di Twitter. ↩︎
  3. Sulla parola e la disciplina web design avevo scritto un articolo nel 2013 ↩︎
  4. Le slide della presentazione di Dan Willis “The UX Umbrella↩︎
  5. Da vedere sull’argomento un talk di Jared Spool dal titolo “It’s a Great Time To Be a UX Designer↩︎
  6. Sempre citando Alan Cooper nel suo About Face. ↩︎
  7. Da un articolo di Kaja Laura Toczyska dal titolo “UX designer’s identity crisis↩︎

Da un articolo dal titolo “The spectrum of design roles in 2018

The Passengers →

 

The Passengers è un progetto della casa editrice Iperborea. Un libro-magazine che attraverso articoli, saggi e inchieste racconta la cultura, i processi e le nuove identità di un paese. I numeri sono monografici, l’ultimo — uscito a Marzo — è dedicato al Portogallo.

Organizzare i file 

 

Lo studio di design Clay, con sede a San Francisco, ha condiviso in un lungo articolo il loro modo di gestire e organizzare i file.

Job Title →

 

Un generatore di qualifiche professionali legate al mondo del design.

Da Instagram 

 

Usare le matite non per disegnare, ma per creare forme e simboli.


Formale Grotesque di Binnenland →


Formale Grotesque è un carattere tipografico della type foundry svizzera Binnenland

L’idea dietro questo font è quella di provare a mettere in relazione la perfezione del software con l'imperfezione delle forme disegnate a mano. Al momento è disponibile un solo peso, in versione beta.

Ricevi questa email perché sei iscritto alla newsletter Dispenser.
Se non vuoi ricevere più questa newsletter puoi cancellarti da qui.

Newsletter curata da Ciro Esposito — tra Bologna, Catania e Milano


Email Marketing Powered by Mailchimp