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A cura dell’Avvocato Cristiano Leonarduzzi – Studio Agrimi & Leonarduzzi di Milano

Giro di vite sulle dimissioni rassegnate in bianco (l’articolo 26 del D.lgs. n. 151/2015 modifica la disciplina delle dimissioni volontarie e della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e sarà effettivamente operativa dopo l’emanazione di un Decreto Ministeriale entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto, abrogando i commi da 16 a 23-bis dell’articolo 4 della legge 28 giugno 2012 n. 92, cosiddetta “Riforma Fornero”, i quali attualmente disciplinano le modalità di convalida della risoluzione consensuale del rapporto e della richiesta di dimissioni).

Si tratta di un ulteriore tentativo volto a scongiurare il fenomeno delle cosiddette “dimissioni in bianco”, ovvero la prassi di alcune aziende di far sottoscrivere al lavoratore, già all’atto dell’assunzione, una lettera di dimissioni non datata, in modo tale che il datore abbia la possibilità di usufruirne, datandola, qualora volesse “liberarsi” del dipendente, precludendogli tutti i diritti e le tutele che subentrano nei casi di licenziamento illegittimo. L’intento della nuova normativa risponde alla necessità di prevedere una modalità semplificata di dimissioni per garantire sia una data certa sia l’autenticità della manifestazione di volontà del lavoratore in relazione alle dimissioni o alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, considerando anche l’esigenza di assicurare la certezza della cessazione del rapporto nel caso di comportamento concludente in tal senso della lavoratrice o del lavoratore.

Nell’attuale disciplina le dimissioni sono efficaci condizionatamente alla cosiddetta “procedura di convalida” o alla mancanza di convalida nei termini stabiliti dalla legge. Fino a quel momento le dimissioni si considerano valide ma inefficaci, il contratto di lavoro non può quindi intendersi cessato. Affinché le proprie dimissioni assumano efficacia, il lavoratore deve alternativamente: i) sottoscrivere un’apposita dichiarazione in calce alla ricevuta di trasmissione della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro; ii) procedere alla convalida presso le sedi competenti: la Direzione Territoriale del Lavoro o il Centro per l’impiego territorialmente competenti o le sedi individuate dai Ccnl stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. In mancanza di convalida o di sottoscrizione della dichiarazione, il datore di lavoro intenzionato a rendere efficaci le dimissioni, è tenuto a trasmettere al lavoratore (entro 30 giorni dalla data delle dimissioni) un invito scritto a comparire presso le sedi competenti per la convalida o ad apporre la sottoscrizione.

Attraverso la nuova disciplina i lavoratori intenzionati a rassegnare le dimissioni o a risolvere consensualmente il rapporto di lavoro dovranno farlo esclusivamente con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili dal ministero del Lavoro attraverso il sito istituzionale. Le stesse dovranno poi essere trasmesse al datore di lavoro e alla Direzione Territoriale del Lavoro competente. L’invio dei moduli potrà anche avvenire per il tramite di patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali e commissioni di certificazione. Con il mancato utilizzo dei moduli ministeriali si determina l’inefficacia delle dimissioni o della risoluzione consensuale. Come in precedenza, anche in questa circostanza il lavoratore può revocare le dimissioni, questo entro 7 (sette) giorni dalla data di invio dei moduli comunicando la revoca con modalità analoghe a quelle delle dimissioni.

Sanzioni pesanti senza la registrazione dei propri dipendenti (tra le diverse novità del D. Lgs. n. 151/2015 c’è una significativa stretta sul lavoro a nero in quanto il provvedimento in esame   prevede una sfilza di sanzioni a carico di quei datori che non intendano regolarizzare la posizione dei lavoratori. Si tratta di sanzioni che vanno da 1500 a 6000 euro a seconda del numero dei lavoratori e del periodo trascorso)
Il provvedimento introduce diverse modifiche sul libro unico di cui all’articolo 39 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008 n. 133. È al riguardo previsto che, dal 1° gennaio 2017, la tenuta, l’aggiornamento e la conservazione dei dati contenuti nel libro unico del lavoro (Lul) avvengano in modalità telematica presso il ministero del Lavoro e delle politiche sociali. L’obiettivo di semplificare la gestione amministrativa dei rapporti di lavoro passa quindi sempre di più dalla telematizzazione degli adempimenti.

L’altra novità che interessa il libro unico del lavoro riguarda le sanzioni. Il decreto prevede che, in caso di omessa o infedele registrazione dei dati dalle quali conseguono differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali relative alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione e ovvero alla infedele registrazione delle scritturazioni dei dati diverse rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate, si applicano le seguenti sanzioni amministrative: - fino a cinque lavoratori da 150 a 1.500 euro; - se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi da 500 a 3.000 euro; - se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione va da 1.000 a 6.000 euro. La mancata conservazione del Lul è, invece, sanzionata da 100 a 600 euro. La novità riguarda, quindi, le modalità di determinazione della sanzione per la quale non assume rilevanza il singolo dato. Infatti, viene espressamente puntualizzato che occorre fare riferimento alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato. La determinazione della sanzione è poi collegata al numero dei lavoratori interessati dalla violazione e dal periodo a cui essa si riferisce. Non si applicano le sanzioni se le violazioni derivano da errore meramente materiale. Rimane confermato l’obbligo di consegna del prospetto paga ai sensi della legge 4/1953 che comunque deve contenere dati coerenti con quelli del Lul. In caso di mancata o ritardata consegna, o nei casi di omissione o inesattezza nelle registrazione, si applica al datore di lavoro la seguente sanzione amministrativa: - da 150 a 900 euro; - da 600 a 3.600 euro se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi la sanzione; - da 1.200 a 7.200 euro se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione.

Altra novità riguardante i libri obbligatori in materia di lavoro interessa il registro degli infortuni sul lavoro per il quale è prevista l’abolizione dell’obbligo di tenuta a decorrere dal novantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto. È stato precisato trattarsi di una previsione attesa in quanto alcune regioni, che hanno competenza in materia, avevano già previsto semplificazioni eliminando la vidimazione, ferma restando la tenuta. È stato poi ristretto l’obbligo di denuncia dell’infortunio all’autorità di pubblica sicurezza ai soli infortuni con prognosi superiore ai trenta giorni, in quanto tale obbligo per gli altri infortuni si intenderà direttamente assolto con la trasmissione all’Inail.

Responsabilità e risarcimento (in caso di danni conseguenti a un sinistro verificatosi su una strada aperta al pubblico sussiste la responsabilità in capo all’ente proprietario laddove emerga che l’evento dannoso è dipeso da una situazione di pericolo direttamente riconducibile alla strada medesima)
L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito, risponde ai sensi dell'articolo 2051 del Cc dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l'evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile. La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall'articolo 2051 del Cc, prescinde dall'accertamento del carattere colposo dell'attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa e l’evento. Tale responsabilità prescinde dall'accertamento della pericolosità della cosa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l'insorgenza di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito (Tribunale di Lecce, sez. I^, sentenza 31 marzo 2015, n. 1722).
 
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