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Andreas Zampella, Due gambe, silicone, legno, dimensioni variabili;  visione d'installazione presso Via Farini in Recidence, Milano 2020

Desidero condividere con voi una leggenda, una di quelle che cambia il corso degli eventi trasformando il passato in qualcosa di completamente diverso, che ci fa capire in qualche modo che siamo solo noi a poter creare il nostro passato in vista di una visione del futuro possibile.
Si tratta di una storia di stampo quasi mitologico, senza tempo, al limite tra il sacro e il profano. L’argomento è antico, magicamente archetipico, un messaggio apocrifo scritto all’inizio del '900 che racconta una visione alternativa della genesi.

Nel testo sacro, come sappiamo, vi è la narrazione della creazione dell’uomo, dell’origine del mondo. Il contenuto di questa versione, invece, si concentra sul racconto di una leggenda nascosta, una leggenda che definisce il destino, il ruolo e le virtù dell’artista e dell’opera d’arte.
Non si tratta di una messa in discussione del testo sacro, ma piuttosto di un approfondimento narrato dal punto di vista di uno spettatore neutrale, privo di qualsiasi giudizio.
Questa leggenda è stata scritta da Edward Henry Gordon Craig - attore, scenografo, critico teatrale e teorico, nonché uno dei primi registi al mondo - in un periodo in cui il teatro era in crisi e cercava di evolversi, trasformarsi e di prendere una posizione politica.

«Nel [libro della] Genesi è stato omesso il racconto di un incidente accaduto subito dopo il peccato di Adamo ed Eva. Giudicate severamente le sue creature, Dio abbandonò il Paradiso Terrestre: ma era addolorato e piangeva. Una delle sue lacrime piena di amarezza e di gioia divina cadde sulla terra e prese forma umana. Era nato l’artista: questa creatura, scaturita direttamente dal cuore di Dio, aveva attinto dalla fonte divina l’amarezza, la gioia e la compassione per l’uomo. Per difenderlo dal terrore che la bruttezza del Serpente incuteva, creò per lui la Musica, la Poesia, la Pittura, l’Architettura e le loro splendide visioni. Ma un giorno sorse fra gli uomini un Fool ("scemo" o “pazzo") che li distolse dalle opere dell’Arte e li allettò offrendo beni materiali che essi non conoscevano. Il Fool era ladro, egoista e avido e poiché il Signore si teneva lontano dagli uomini corrotti, il Fool divenne il loro padrone ed essi impararono ad obbedirgli. Allora l’Artista si mosse e dette forma a un’immagine che aveva i tratti di suo Padre: all’alba la volse verso Oriente e il sole, sorgendo, scivolò sulla terra, sulle colline, illuminò la figura che l’Artista aveva modellato e si poterono leggere le parole che vi aveva scolpito: “Al Dio invisibile”. Gli uomini furono incantati dalla bellezza dell’immagine, Dio si commosse e tornò in mezzo alle sue creature.

Era nata la Marionetta».


Il racconto di Craig intende creare una nuova cosmologia possibile, applicabile alla storia e al mondo dell’arte. La storia riporta che, subito dopo il tempo della genesi, l’avvento del bene materiale introdotto da un Fool ha corrotto l’uomo, e che l’Artista, essere sensibile nato da una lacrima di Dio e disgraziato per natura, è destinato ad una particolare “missione”: salvare l’uomo dal Fool (il pazzo – lo scemo – il giullare – il diavolo) e svegliarlo dall’ipnosi generata dal bene materiale.

Così l’artista crea un’opera, la prima ikona (eikóna, ‘essere simile’), il primo feticcio ad immagine di Dio: la marionetta.
Per Craig, la marionetta – in seguito chiamata anche super-marionetta – rappresenta un essere puro e perfetto in quanto completamente privo di egoismo, al contrario degli uomini (1).
La marionetta, quindi, è in grado di distogliere l’attenzione dell’uomo dal bene materiale e dal commercio, fino a generare in lui un’epifania in grado di riportarlo alla luce e alla bellezza.
Nello spettacolo, nel teatro, la super-marionetta di Craig sostituisce l’uomo e diventa attore principale.
Quest'analisi diventa particolarmente interessante se si tiene in considerazione un’altra figura, quella di Erving Goffman, sociologo statunitense morto nel 1982. Nel suo Realtà come rappresentazione, Goffman ci racconta che la realtà è un’idea multiforme che cambia da persona a persona, e che il mondo è una cerimonia (2), un perpetuo rituale del reale in cui attore e spettatore convivono nel medesimo soggetto.
Goffman rompe le porte concettuali del sipario per far combaciare la realtà con lo spettacolo.
La prima rappresentazione, quindi, diventa ciò che guardiamo: il teatro.
Ora, se a questa teoria applichiamo quella della super-marionetta di Craig, la storia cambia. La figura-animata, infatti, cioè l’attore artificiale e perfetto, non siamo altro che noi o almeno ciò a cui dovremmo aspirare di diventare. Da attore naturale qual è, l’uomo deve trasformarsi in attore artificiale, cambiare i propri impulsi e trascendere da quei sentimenti che lo rendono più umano: l’egoismo, la sofferenza, l’amore. Egli deve riuscire a personificare un concetto e diventare automa-intelligente, un perfetto congegno in grado di superare i limiti impostigli dal corpo e dalla carne, e deve farlo consapevolmente, con disciplina, responsabilità e morale perché in realtà, le mete possibili sono almeno due: nella nostra trasformazione, dobbiamo scegliere se diventare super-marionette oppure una sorta di loro alter-ego, esseri fatti non ad immagine e somiglianza di Dio, ma di una macchina, che rispondono a regole e obblighi privi di morale, come burattini nelle mani di un Fool; esseri che Craig avrebbe probabilmente definito super-soldati.


Cosa vogliamo diventare?

Note
1. Edward Gordon Craig, “Introduzione e prologhi al Dramma per Folli”, 2018
2. Erving Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione”, 1959

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Andreas Zampella (Salerno, 1989) è un artista visivo italiano. La sua ricerca multidisciplinare indaga il rapporto tra realtà e rappresentazione, tra spettacolo e vita quotidiana, ammettendo il fallimento della comunicazione nella contemporaneità. Ha studiato all’accademia di belle arti di Napoli e attualmente vive e lavora a Milano.

CC: CONTEMPORARY CARING ®
 
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