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#L'ILLUSIONISTA
Buona Domenica 🌈 E l'edizione estiva di Paganini non Ripete.
Lo 
Stato fa 
l’illusionista. Abbiamo quasi 1 trilione di crediti, soldi che quasi 18 milioni di italiani devono allo Stato. Sono risorse che le burocrazie e la politica non hanno  la forza di recuperare  il coraggio di considerare un debito. Eppure servirebbero come il pane in questo momento drammatico. Come al solito lo Stato italiano galleggia, come gli illusionisti
Ecco cosa si potrebbe fare, nellanalisi della settimana, ripresa da un ragionamento già affrontato lo scorso anno. 

Il Grafico della Settimana: la prevenzione dei virus costerebbe il 2% del costo economico del Covid-19. Ma le cause della diffusione dei virus sono davvero deforestazione e commercio degli animali? 

Buona Settimana dal Poggio di Leo ,
Paga
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L'ILLUSIONISTA - Ci sono i debiti che lo Stato ha verso i cittadini. Ci sono i crediti che lo Stato ha con i cittadini. Nel bilancio dello Stato ci sono crediti verso i cittadini per 954,7 miliardi di €, quasi un trilione (erano 870 a fine 2018). Quasi 5 volte il Recovery Fund, e 25 volte il MES
Ma lo Stato non è in grado di recuperarli tutti. Più di 300 miliardi sono in realtà inesigibili perché riferiti ad aziende fallite o chiuse (153,1 miliardi), o cittadini deceduti (118,9) o comunque irreperibili, 109 miliardi da nullatenenti. 410 miliardi sono parte di azioni di recupero in corso ma mai finalizzate integralmente. Sono oltre 17 milioni gli italiani che hanno un debito con lo stato, per la maggior parte di questi non supera i 1.000 €.  

PERCHE’ E’ IMPORTANTE?   I crediti in bilancio nella misura in cui non saranno mai recuperati divengono perdite. Lo Stato sta facendo esattamente quello che hanno fatto, e forse fanno ancora, le banche con i loro crediti tossici. Se dovessimo riconoscere ufficialmente che il credito si trasforma in un costo saremmo immediatamente uno Stato fallito

LA FUFFA   Esistono però le scappatoie finanziarie. Così possiamo nascondere le briciole sotto il tappeto sperando di ingannare i mercati e gli investitori, che a loro volta fingono di fidarsi, ma soprattutto noi stessi che invece crediamo nella bontà di quello che il bilancio dello Stato presenta. 

LA POLITICA   Qui dovrebbe intervenire la politicaNon per rimandare ma per risolvere il problema nel modo più trasparente verso i cittadini, cioè evitare di imbrogliarli anche a fin di bene, e più efficiente possibile, cioè recuperare quanto prima i crediti possibili e trovare il mondo di assorbire i crediti inesigibili, che sono poi perdite prive di coperture. 

LA PACE FISCALE   proposta in vari momenti da partiti e governi va inserita in questo contesto quale risposta a questa pesante anomalia del bilancio pubblico: i crediti vanno recuperati per quanto possibile, altrimenti sono perdite. E’ inutile prendersi in giro. E’ inutile vivacchiare fingendo che prima o poi improvvisamente ci piovano dal cielo. I diversi schemi ipotizzati dal Governo per cercare di recuperare quanto più possibile ci confondono. Devono però essere interpretati come il tentativo di  raggiungere il risultato migliore, cioè:
(i) recuperare il più possibile; 
(ii) non gravare eccessivamente su chi non è ancora riuscito a saldare il proprio debito dichiarato con lo Stato per difficoltà finanziarie ed economiche; 
(iii) non beneficiare chi ha invece maturato un debito per irresponsabilità nei confronti dello Stato e dei suoi concittadini (furbizia evasiva). 

COSA FARE?   Questa operazione di pulizia finanziaria deve essere spalmata nel tempo in modo da ridurre per quanto possibile il credito in pancia, eliminare il credito inesigibile e cioè le perdite, fino a mantenere un credito fisiologico, cioè sostenibile perché recuperabile. 

Evidentemente non è possibile iniziare questa operazione di riassetto finanziario proprio adesso, in cui i cittadini faticano. 
Il problema va però affrontato. Posticiparlo rischia solo di illuderci e di lasciare le prossime generazioni con le gambe per aria. 

Poi naturalmente, ci sono i privilegiati, cioè quei soggetti che per ragioni diverse, godono di incentivi e agevolazioni di ogni genere (multinazionali del web e del tabacco riscaldato, per esempio), eppure segnano profitti stellari. Forse si dovrebbe cominciare da qui, non sarebbe un innalzamento delle tasse, ma una misura di equità e di tutela delle libertà di iniziativa.  
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